Perché il mondo è in conflitto? Riflessioni di Francesco Meli
"Non è segno di buona salute mentale essere ben adattati a una società profondamente malata." — J. Krishnamurti
Sin dai primi passi, l'uomo ha accumulato memoria. Questa memoria è diventata conoscenza, ma essendo per sua natura limitata, ha generato l'ambizione. Tutti noi diciamo: "Sono questo, ma voglio diventare quello".
In questa semplice frase si nasconde la radice di ogni guerra. Creiamo un dualismo tra ciò che siamo (orgogliosi, egoisti, confusi) e l'ideale di ciò che dovremmo essere (umili, altruisti, calmi). Questo sforzo di "diventare" crea un conflitto interiore che poi proiettiamo all'esterno, creando divisioni sociali, politiche e religiose.
Spesso cerchiamo la pace attraverso metodi, preghiere o discipline, ma non comprendiamo che è proprio la mente caotica a produrre questi strumenti per rassicurarsi. Come insegnava Krishnamurti, la vera trasformazione non nasce dal fare qualcosa, ma dall'osservare senza giudizio.
L'uomo si è identificato in un Ego (personaggio) e ha iniziato a dire: "Il mio dolore", "La mia solitudine", "Il mio successo". Pensando che i problemi siano personali, ci sentiamo deboli e minacciati, costruendo confini e armi per difenderci dal "diverso".
In realtà, la sofferenza, l'amore e la tristezza sono universali. Non sono tuoi o miei; appartengono all'umanità. Finché agiamo per un desiderio personale (particolare), creeremo sempre nuovi problemi. La vera rivoluzione è tornare al Generale: vedere che siamo parte di un'unica Coscienza.
Cosa dobbiamo fare, dunque? Fermare il movimento incessante della mente che scappa dall'ignoto. Quando la mente diventa completamente calma — non per costrizione, ma perché ha compreso l'inutilità del suo inutile agitarsi — allora diventa creativa, libera e capace di connettersi alla Verità.